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sabato 19 maggio 2012

i problemi dello sviluppo cinese

Non è ancor detta l'ultima parola comunque.

La crescita cinese sta rallentando, e le previsioni di qualche anno fa che davano il sorpasso degli USA intorno al 2020-2030 sono state ora spostate in avanti di almeno una decina d'anni. Nessuno dubita che l'economia cinese possa crescere ancora robustamente e a tassi molto superiori a quelli europei (gli USA sono un'altra storia). Ma l'ultimo piano quinquennale ha già fissato un obiettivo di crescita del 7% annuo (rispetto al 7,5% del piano precedente). La leadership cinese sta già riconoscendo il rallentamento dei tassi di crescita.

Gli elementi critici, tutti noti sia ai pezzi grossi del partito comunista cinese che agli analisti occidentali, sono numerosi e si stanno affastellando uno sopra l'altro. Per alcuni di essi stanno escogitando soluzioni, altri sono invece incompatibili con l'attuale modello di sviluppo.

Un problema di fondo è dato dalla burocrazia. L'economia cinese è ancora pesantemente pianificata ed una percentuale notevole del PNL è data dagli investimenti pubblici, specie nelle amministrazioni locali. Queste sono in mano a funzionari del partito la cui carriera è assicurata, oltre che dal partecipare a determinati schieramenti politici e dall'obbedienza alle direttive centrali, anche dai risultati economici conseguiti. Purtroppo le condizioni di vita, l'inquinamento, gli incidenti sul lavoro, etc. etc. sono tutti costi non immediatamente valutabili sul piano economico (esternalità) a differenza dei megawatt di energia, quantità di beni prodotti, edifici costruiti e quant'altro. C'e' quindi una fortissima pressione perché le amministrazioni ignorino i primi e si concentrino esclusivamente sui secondi. Questa pressione fa sì che il centro abbia grosse difficoltà a farsi obbedire su questi temi. A parole lo si fa (non sarebbe possibile il contrario :) ) ma nei fatti si cerca di ignorare le direttive.

DEMOCRATIZZAZIONE
La società cinese sta diventando, se non pluralista, più aperta alla circolazione di idee e più capace di esprimerle apertamente, pur con dei limiti ben precisi. Al momento la situazione sembra sotto controllo ed il partito comunista pare essere consapevole di ciò che può permettere e ciò che invece deve assolutamente impedire.
Non si può prevedere la direzione di questo fenomeno. Si possono però ipotizzare maggiori spinte nazionalistiche, man mano che la componente ideologica nel partito comunista cinese si riduce a favore di quella portatrice di istanze unicamente cinesi (qualcosa del genere accadde in URSS all'inizio degli anni '70, per poi esplodere negli anni '80 con la crisi finale del PCUS). Queste spinte potrebbero partire proprio dal basso - società e cultura cinesi sono disgustosamente nazionalistiche - ed essere poi sfruttate dal PCC come stampella e giustificazione del proprio potere.
Tutto questo per dire che la democratizzazione potrebbe generare instabilità e maggiore aggressività sul piano internazionale.

DEMOGRAFIA
Qua il problema invece è ingente ed evidente. La società cinese sta invecchiando rapidamente. Già oggi la quantità di maschi tra 15-24 anni è in riduzione rispetto a pochi anni fa. Si prevede che a partire dal 2015 comincerà a ridursi numericamente l'intera forza lavoro. Queste tendenze (che di per sé non sarebbero gravi) si trasformano in emergenza per il probabile rifiuto di accogliere immigrazione dall'estero (rifiuto originato da motivi culturali e politici) e dalla perdurante tendenza al pensionamento anticipato per tutta una serie di categorie professionali (soprattutto impiegate donne).

Stanno cominciando a chiudere alcune fabbriche ed altre hanno difficoltà ad attrarre lavoratori. Anche qua, il problema sarebbe meno sentito se l'economia cinese si fosse già trasformata in un'avanzata economica capitalistica, basata sul terziario e sulle produzioni ad alto valore aggiunto; ma così non è ancora. Questi settori esistono sicuramente ma la grande maggioranza dei lavori è ancora in attività a basso valore aggiunto ed esteso impiego di manodopera.
Ma l'invecchiamento della popolazione reca altre difficoltà. Nel 2020 oltre il 40% della popolazione fertile urbana sarà composta da figli unici. La piramide familiare cinese si è stabilizzata nel modello 4:2:1 (quattro nonni, due genitori, un figlio). La fertilità nelle città è già adesso ben sotto la soglia di mantenimento della popolazione; la cosa non si nota a causa dei continui afflussi dalle campagne, le quali però stanno per questo motivo invecchiando ancora più rapidamente.
Se la tendenza non cambia (e finora non c'e' nessun segnale di aggiustamento) nel 2040 la percentuale di over 65 sarà ben superiore a quella statunitense.

Tutto questo produrrà una forte pressione da parte della popolazione perché lo Stato introduca un sistema pensionistico, assistenziale e sanitario in grado di sostenere la massa di anziani. Allo stato attuale delle cose una coppia lavoratrice non infatti è in grado di assistere efficacemente i propri genitori anziani. Quest'assistenza è però necessaria ed è in Cina tradizionalmente ritenuta una prerogativa familiare. Lo Stato dovrà presumibilmente farsene carico, a meno di non rivedere totalmente la sua politica demografica; ma anche se la rivedesse, ci vorrebbero ormai decenni perché si vedano i risultati di ciò, e non si risolverebbero comunque i problemi della generazione attuale. Per creare un sistema assistenziale adeguato sarà necessario distogliere una quota significativa del pnl da investimenti più produttivi (infrastrutture, supporto allo sviluppo, spese militari).
Per finire l'obbligo di un solo figlio ha creato una situazione demografica molto sbilanciata. Nella fascia d'età 1-4 anni ci sono 123 maschi ogni 100 femmine (il rapporto naturale sarebbe 105:100) e questo comporterà in futuro l'impossibilità di sposarsi per molti uomini. Questo potrebbe causare instabilità, disordini, incremento della criminalità (ci sono delle correlazioni tra questi fenomeni e la percentuale di uomini giovani non sposati in una società, anche se forse è azzardato considerare la correlazione come nesso di causalità. qua c'e' un articolo che lo fa.

INQUINAMENTO
L'inquinamento atmosferico sta già adesso rallentando pesantemente la crescita cinese producendo danni annuali valutati tra il 4% ed il 6% del PNL. Ma la valutazione economica non rende giustizia del danno causato alla società.

Il governo cinese ha ammesso l'esistenza di oltre 100 villaggi del cancro (qui la mappa google):

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anche se attivisti cinesi, che tengono una contabilità più aggiornata, sono arrivati a 450 e passa. Sono comunità agricole, poste nelle vicinanze di miniere o centri industriali, nei quali la mortalità per tumori è fuori scala rispetto al resto del paese (in cui già è più alta rispetto alla media asiatica; i contadini cinesi muoiono di cancro ai polmoni quattro volte la media mondiale, di cancro al fegato due volte).

Poiché i manager o i dirigenti del partito responsabili dello sviluppo industriale fanno carriera in base ai risultati economici conseguiti, poiché le ricadute ambientali non fanno parte dei parametri secondo i quali sono valutati e poiché - infine - la Cina è una dittatura priva di stampa libera e con scarse possibilità di protesta, l'effetto netto di tutto ciò è un inquinamento devastante. Si inquinano le falde acquifere, si scaricano rifiuti tossici senza riguardo per i lavoratori o le popolazioni circostanti, si emettono liberamente nell'atmosfera gas tossici.

Tutto questo ha avuto un costo, che finora è stato assorbito (diciamo così) dalla popolazione e dall'ambiente; adesso, finalmente, sta tornando nel circuito economico. Sempre più persone protestano, man mano che si fa strada la consapevolezza di vivere in ambienti degradati e che riducono considerevolmente l'aspettativa di vita. I cinesi che vivono nelle grandi città e che stanno raggiungendo standard di vita non troppo lontani dai nostri faticano ad accettare che devono respirare - e far respirare ai propri figli - un'aria inquinata, inquinatissima. Presumibilemnte nei prossimi anni il governo sarà costretto - anche contro la sua volontà - a distogliere una quota parte degli investimenti per combattere il degrado ambientale e fornire agli ammalati cure sanitarie adeguate.

ACQUA
Il problema idrico è solo parzialmente dovuto all'inquinamento. In effetti molte falde acquifere risultano inquinate ed in molte città cinesi si beve acqua al limite della potabilità.
Ma per la Cina, l'acqua è soprattutto fonte indiretta di cibo. La maggior parte del consumo d'acqua (il 60%) è concentrata infatti nell'agricoltura, e pur in presenza di una buona efficienza produttiva il settore stenta a nutrire tutta la popolazione.

L'anno scorso un esperto cinese ha messo in guardia il governo, avvertendolo che se non vengono avviate politiche che riducono il consumo d'acqua il risultato sarà drammatico: ogni anno le falde acquifere si abbassano di un metro circa, ed entro trent'anni si avrà siccità ed inaridimento del suolo in tutta la zona di pianura settentrionale, la più a rischio.

Lo stesso esperto consiglia di aumentare il prezzo dell'acqua per ridurne il consumo (cosa che basterà comunque ad aumentare il prezzo dei cereali o a ridurre la produzione) e soprattutto a ricorrere all'importazione di cibo, la soluzione in prospettiva più economica.

Anche questo è un problema che il governo cinese dovrà affrontare a breve, e che potrà essere risolto solo distogliendo risorse da utilizzi più fruttuosi.

Aggiungo che negli anni '70 ed '80 i massicci acquisti di grano da parte dell'URSS provocarono un aumento del prezzo mondiale di queste commodities ed una carestia nel terzo mondo; la Cina potrebbe causare una carestia molto più grave se cominciasse ad importare massicciamente grano. Probabilmente è anche per questo che i cinesi, in Africa, stanno comprando la terra.

DEBITO INTERNO
Questo potrebbe essere, come direbbero gli anglosassoni, il gorilla da 400 chili. :) Per sostenere gli investimenti locali le amministrazioni pubbliche sono ricorse a massicci prestiti da parte delle banche (le quali, essendo cinesi, hanno obbidito senza fiatare e senza porsi problemi sull'eventuale non solvibilità dei debitori). La Banca Popolare Cinese ha stimato l'ammontare di questi debiti intorno al 34% del PNL cinese. Se a questa cifra si aggiungono il debito pubblico cinese (20% del PNL), le obbligazioni emesse da banche pubbliche, le obbligazioni delle ferrovie ed altri enti pubblici arriviamo ad una percentuale del debito sul PNL dell'80%. Buona parte di questo debito, per di più, è stato contratto nell'ultimo decennio. Questo significa che negli ultimi anni lo sviluppo cinese si è retto su un enorme indebitamento sommerso (perché interno e non soggetto al controllo dei mercati internazionali) ma non per questo non pericoloso.

Essendo il debito interno la Cina non rischia "abbandoni" da parte dei creditori internazionali; le banche cinesi si dovranno tenere questi crediti anche quando diventeranno inesigibili (buona parte degli investimenti sostenuti dalle amministrazioni locali sono infatti non fruttuosi, il che renderà impossibile ripagare i debiti). Ma questo le potrebbe far fallire a meno di interventi statali, che avranno un costo economico.

LE INFRASTRUTTURE
Tutto lo sviluppo infrastrutturale cinese di questi decenni è stato all'insegna della rapidità: costruire quanto più possibile nel minor tempo possibile. Non esistono leggi secondo cui la lentezza è sinonimo di qualità (pensiamo alle nostre autostrade e metropolitane) o la rapidità implica scarsa qualità.

Ma spesso la sicurezza implica un aumento dei costi. La sicurezza costringe infatti ad utilizzare materiali più costosi, a progettare in modo ridondante, ad addestrare molto bene il personale che opererà le infrastrutture, etc. etc. Risparmiare su uno o più di questi fattori permette di produrre più cose in tempi minori. E ciò è molto positivo per i burocrati ed i dirigenti incaricati di realizzare i progetti.

Il problema, come alcuni di quelli sopra, è acuito dall'assenza di una stampa libera e di un controllo dal basso. La stampa cinese è rapidissima a puntare il dito sui dirigenti corrotti o sui colpevoli di negligenze dopo che i disastri sono accaduti. E' invece molto silenziosa prima.

Nel luglio 2011 due treni ad alta velocità, punta di diamante dell'alta tecnologia cinese, si sono scontrati per una serie di motivi (fattori umani e naturali) nella provincia di Wenzhou, con un bilancio di 40 morti e quasi 200 feriti.

Non è l'incidente più grave che abbia coinvolto treni ad alta velocità (in Germania morirono 101 persone nel 1998) ma ha causato in Cina parecchia costernazione per le modalità e soprattutto la rapidità con cui le autorità hanno terminato l'indagine e ristretto la copertura giornalistica del disastro.

In sè l'incidente non prova nulla. E' possibile che ponti, ferrovie, treni, edifici scintillanti ed intere città siano stati costruiti negli ultimi 10-20 secondo i criteri occidentali, e che quindi queste infrastrutture siano longeve e sicure.

E' però anche possibile che nella loro costruzione e progettazione si sia sacrificato molto alla rapidità ed alla quantità, perdendo in qualità dei materiali, sicurezza e longevità. Un incidente ferroviario ogni tanto può anche essere accettabile - sebbene in quarant'anni di utilizzo dei treni proiettile i giapponesi abbiano subito un solo morto (un passeggero rimasto incastrato in una porta).

Ma i cinesi hanno quattordici centrali nucleari e prima di Fukushima progettavano di sestuplicare la percentuale di energia nucleare entro il 2020.

Hanno costruito intere città in zone sismiche. Il terremoto del 2008, che uccise decine di migliaia di persone, fece crollare numerosissimi edifici in cemento armato di nuova costruzione. Moltissimi bambini morirono nel crollo di migliaia di scuole. La cosa fece venire alla luce uno scandalo di enormi dimensioni che coinvolgeva costruttori e dirigenti di partito. Il governo promise una durissima punizione per i colpevoli di reati e procedette poi a reprimere le proteste, che evidentemente avevano oltrepassato il massimo consentito.

Hanno per finire immense dighe in esercizio o in costruzione che potrebbero in caso di cedimento provocare centinaia di migliaia di morti.

A dire il vero questo è già successo
. Nel 1975 un tifone colpì un bacino idroelettrico cinese in cui operavano decine di dighe. Esse erano state costruite al risparmio, con meno bocche di sfogo rispetto a quanto inizialmente pianificato e a quanto il principale progettista ed esperto idroelettrico cinese aveva ripetutamente chiesto (era stato allontanato dall'incarico per questa fastidiosa insistenza). A causa inoltre della scarsa manutenzione, le bocche esistenti erano intasate di fango e detriti. Pertanto quando si cercò si aprirle per far defluire l'acqua che stava salendo pericolosamente in tutti gli invasi, non accadde nulla. In una delle dighe più grandi era stata spedita una divisione di artiglieria dell'esercito popolare cinese, con il compito di alzare il livello della diga con sacchi di sabbia (!). Ad un certo punto, disperati, chiesero l'intervento dell'aviazione per colpire le chiuse - ma era troppo tardi. La diga cedette, travolgendo i corrieri che erano stati spediti per avvisare la popolazione di mettersi in salvo. La gente non era stata avvertita, i razzi di segnalazione non li vide nessuno. L'ondata di piena - ampia 10 chilometri ed alta da 3 a 7 metri - si spense nelle campagne, che percorse a 50 chilometri orari. Morirono sull'istante circa 20.000 persone, interi villaggi e cittadine totalmente cancellati. Almeno altri 150.000 morirono nei giorni e settimane successive, di fame e malattie; l'area era totalmente isolata ed i soccorsi non riuscivano a raggiungere le comunità isolate e le persone che vagavano in mezzo a mari di fango.

L'esercito popolare distrusse le chiuse delle altre dighe - con attacchi aerei, come era stato richiesto - per impedire una strage ancora più grande. L'esperto idroelettrico venne rimesso al suo posto. Ma di quei morti in Cina non parla nessuno.

SICUREZZA INTERNA
Su questo problema dico solo una cosa: la Cina sta spendendo più per la sicurezza interna che per le proprie forze armate. Una porzione immensa di ricchezza è impiegata per controllare la propria popolazione anziché per produrre cose.
Citavo prima l'esempio delle 500.000 telecamere di sicurezza commissionate alla CISCO e all'HP per la città di Chongqing, nel quadro del progetto "Chongqing pacifica" (sinceramente come slogan è meglio tolleranza zero). qua c'e' un articolo.

Però questo a dire il vero non è un problema, è più uno stato di cose. Per il governo cinese il controllo della popolazione non è un costo di cui discutere, ma piuttosto un'ovvietà.

ECONOMIA IN GENERALE
La Cina in trent’anni di impetuoso sviluppo si è trasformata da paese del terzo mondo con un’economia di autosufficienza nella seconda potenza economica mondiale. Oggi esporta in un sol giorno più di quanto ha esportato in tutto il 1978, e nelle esportazioni è la chiave del suo successo attuale.
Questo modello di sviluppo non è riuscito però a cancellare alcuni grossi difetti strutturali insiti nella cultura e nelle istituzioni cinesi. Altri paesi (la Russia soprattutto) davanti a questi problemi sono crollati e non sono riusciti a sfondare. La Cina finora ci è riuscita, eppure i limiti continuano ad esistere.
Resteranno irrilevanti anche nel futuro ovvero emergeranno prima o poi per arrestare lo sviluppo? Quest’ultimo capitoletto è il più ipotetico, ma lo metto lo stesso perché gli elementi frenanti sono oggettivi.

Anche se la Cina produce oggi senza alcuna difficoltà prodotti altamente tecnologici – dagli ipad agli aerei stealth passando per le automobili giapponesi – non sta assolutamente riuscendo a portare a casa gli elevati profitti insiti in queste produzioni ad alto valore aggiunto.
Ciò perché all’interno della catena produttiva i cinesi restano molto in basso: forniscono le materie prime, la manodopera, l’ambiente da inquinare, e là finisce il loro ruolo. Ricerca e sviluppo, brand, marketing, distribuzione restano al di fuori della loro portata. Se quindi fisicamente sono diventati il principale produttore del pianeta, dal punto di vista economico ricordano più un immenso Messico. La Foxconn, forse il più grande produttore di elettronica al mondo, guadagna su ciò che produce margini dell’8-10%. L’Apple, di cui la FoxConn è fornitrice, sugli stessi prodotti guadagna il 35-40%.
Questa differenza comporta tra le altre cose che l’Apple, con una struttura industriale assai agile, dispone degli investimenti necessari per fare ricerca e sviluppo e restare all’avanguardia tecnologica. La Foxconn è un pachiderma industriale con enormi capacità produttive ma scarsissima capacità di fare ricerca in proprio.

E non solo. La Cina non dispone con pochissime eccezioni di propri brand. Questo non la frena sul mercato interno ma le impedisce di competere su quello internazionale, se non appunto come fornitore di prodotti altrui. Caterpillar, Boeing, John Deer, Airbus possono invece comandare prezzi (e profitti) molto più alti della concorrenza cinese proprio perché sono dei brand la cui qualità è globalmente riconosciuta.

Le multinazionali occidentali investono estesamente in ricerca e sviluppo, sia perché hanno i flussi di cassa per poterlo fare sia perché competono in contesti che proteggono fieramente i diritti di proprietà intellettuali come i brevetti. La Cina offre alle aziende (anche cinesi) una debolissima protezione dal plagio. E’ in Cina assai più conveniente copiare i prodotti di un concorrente – tramite reverse engineering più o meno riusciti – che investire massicciamente in ricerca e sviluppo, visto che tanto le invenzioni non sono protette.

Non solo non vengono protette le invenzioni, ma gli stessi diritti di proprietà sono assai laschi. Le industrie cinesi in mani private prosperano perché ciò conviene allo Stato. Ma nel momento in cui un’azienda diventasse di importanza strategica, o per un qualunque motivo si trasformasse in un pericolo, i suoi dirigenti finirebbero immediatamente sotto processo per le violazioni di legge più bizzarre.
Anche questo tende a favorire una mentalità non libera, non creativa, ed avversa agli investimenti di lungo periodo. Fanno eccezione le numerose imprese di proprietà direttamente o indirettamente statale, che operano a tutti gli effetti come braccia del governo.

Per finire è ampiamente riconosciuta l’inefficienza del sistema scolastico, che non favorisce assolutamente la creatività e l’iniziativa individuale. La qualità del sistema scolastico cinese oscilla tra il pessimo e l’appena sufficiente e non è un caso che tutti i rampolli della dirigenza (comunista) vadano a studiare negli USA. Sempre negli USA vengono inviati gli studenti più brillanti, unico modo per ovviare ad una carenza strategica.

CONCLUSIONI
Ecco, questo è tutto. Quelli descritti sono tutti problemi reali. Non è chiaro quanto e quando potranno frenare la crescita dell’economia cinese; ma per alcuni di essi non è neppure chiaro come combatterli. Credo che sia anche per questo che l’attuale dirigenza cinese parla di svolta epocale e che nel partito comunista cinese sono emersi due schieramenti contrapposti (fino a pochissimo tempo era imperativo mostrare un’apparenza di assoluta concordia) .

Stiamo a vedere.

lunedì 26 marzo 2012

L'aggressività cinese e la pericolosità dei nuovi sviluppi per il controllo del mare da parte cinese non è stata ignorata negli Stati Uniti. Si è consapevoli di quello chesta succedendo, e si stanno cominciando a prendere contromisure.

I pianificatori statunitensi sono convinti che in caso di conflitto con la Cina le attuali basi in Giappone e Corea del Sud saranno troppo vulnerabili. Troppo vicine al territorio cinese, verrebbero attaccate con centinaia di missili balistici che saturerebbero le pur cospicue difese antimissile (per dare un'idea, in questo momento sono puntati solo su Taiwan 1.300 missili balistici).
Queste basi si trasformerebbero perciò in una trappola per le navi che vi fossero ormeggiate, e gli enormi depositi logistici - che oggi consentono le operazioni della Settima Flotta - verrebbero neutralizzati nelle prime ore di un conflitto.

Quindi nei prossimi anni il Giappone e la Corea del Sud smetteranno di essere il fulcro della difesa americana nel Pacifico, e le attuali basi saranno ridimensionate o direttamente chiuse.

La principale base aeronavale USA nel Pacifico sarà nelle Hawaii. Al contempo, si stanno sviluppando ed introducendo le tecnologie per rifornire in alto mare tutto ciò che serve ad una flotta per operare e combattere. Anche gli equipaggiamenti che oggi sono ricaricabili solo in porto (come le rampe di lancio verticali di tutti gli incrociatori e cacciatorpedinieri USA) verranno modificati per poter essere ricaricati in pieno oceano.

Le flotte USA potranno operare in pieno oceano per settimane o mesi senza necessità di fermarsi ad un porto.

Si stanno contemporaneamente realizzando accordi con gli alleati minacciati per creare una serie di basi che consentano operazioni spot - quindi non enormi depositi logistici, ma solo approdi. Con Singapore è stato fatto un accordo che prevede il dispiegamento di una nuova serie di navi, piccole e leggere, con il compito di contrastare le nuove corvette stealth cinesi :
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Con l'Australia è freschissimo un accordo che prevede di stanziare battaglioni di marines a rotazione a Port Darwin, la città situata all'estremità occidentale del paese; trampolino di lancio per la Nuova Guinea (e porta d'ingresso dell'Australia) fu anche l'unica città australiana bombardata dai giapponesi e a serio rischio d'invasione.

Le nuove basi hanno anche un altro più sottile significato. Mentre gli alleati storici dell'America - Sud Corea, Giappone e Taiwan - hanno il peso diplomatico, economico e militare per poter resistere alle pressioni cinesi, non si può dire lo stesso delle Filippine, Vietnam, e più in generale dei paesi del Pacifico Meridionale. Dunque gli Stati Uniti hanno bisogno di affermare la loro presenza militare (oggi assente) sia con basi che con accordi di collaborazione.

Il potenziale militare statunitense si sposterà dal Pacifico occidentale al Pacifico meridionale.

Quello delineato sopra è il contesto difensivo nel quale gli Stati Uniti vogliono trovarsi in caso di conflitto con la Cina: pochi bersagli terrestri il più possibile lontano dal territorio cinese, ed una Settima Flotta che naviga invisibile in pieno Oceano Pacifico.

I cinesi stanno sviluppando una serie di sistemi espressamente concepiti per attaccare le portaerei USA: sottomarini ad alte prestazioni, aerei avanzati, missili da crociera supersonici e missili balistici (questi ultimi novità assoluta). I militari USA ritengono di poter contrastare ognuna di queste minacce, anche se in alcuni casi preferiscono non spiegare come. :)

Una cosa che hanno detto è che non si può colpire ciò che non si vede. E hanno rimarcato il fatto che una flotta, a differenza di un porto o un aeroporto, va individuata prima di poterla colpire. Questo significa che essi pensano:
  1. di poter dominare lo spazio aeronavale distruggendo qualunque aereo, nave, sottomarino cinesi prima che essi possano individuare e trasmettere la posizione di una TF USA

  2. di poter dominare lo spazio orbitale neutralizzando o distruggendo i satelliti da ricognizione nemici e difendendo al tempo stesso i propri

  3. di poter dominare lo spazio elettromagnetico riducendo al minimo le proprie emissioni radio / radar e scoprendo / accecando quelle nemiche
Per colpire i nemici queste flotte impiegheranno aerei stealth, aeroplani non pilotati di nuova generazione, missili da crociera, sottomarini (campo nel quale il vantaggio USA è enorme).

Gli Stati Uniti ritengono che in un conflitto generalizzato tra USA e Cina il campo di battaglia sarà troppo letale per aerei pilotati. Alcune aree di mare saranno troppo letali per le navi di superficie. Di conseguenza le missioni offensive saranno affidate in parte sempre più grande ad aerei non pilotati, missili e sottomarini (tutti settori in cui la superiorità tecnologica americana è oggi schiacciiante).

Questa strategia renderà il potenziale militare USA nel Pacifico molto più mobile e sfuggente rispetto ad oggi - ma non meno letale. Invece il potenziale militare cinese, per quanto enorme, si esaurirà contro i bersagli fissi, vale a dire contro i paesi alleati, ma non riuscirà a distruggere la forza militare statunitense, che potrà continuare ad operare e colpire le capacità navali cinesi.

La strategia è già in atto, nella misura in cui è possibile adottarla. Gli accordi con i paesi alleati sono una realtà, lo spostamento del baricentro nel Pacifico meridionale pure. Nel Pacifico la Marina Statunitense ha già concentrato le navi migliori e più moderne, gli equipaggi più esperti, le tecnologie più avanzate di cui dispone. Manca però una definizione chiara dei concetti operativi e del nemico da combattere.

Il Congresso USA ha chiesto recentemente (neanche due mesi fa) alla Marina un'esposizione particolareggiata della Sea Air Battle. Se il Congresso deve sostenere questa strategia, darle i fondi necessari e difendere la Marina dai tentativi degli altri servizi di accaparrarsi il denaro a disposizione, deve anche essere informato sul suo significato e farne proprio lo scopo.

SE questo scoglio sarà superato e SE la marina avrà carta bianca nella preparazione alla guerra, ALLORA è possibile che davanti a questi segnali ed a questa capacità militare la Cina arresterà la sua espansione. Ma è anche perfettamente possibile che vedrà queste mosse come incitamento ad una corsa alle armi, che potrebbe pensare di vincere viste le sue dimensioni economiche e la debolezza finanziaria degli USA.

Le potenze marittime hanno grandi vantaggi rispetto a quelle continentali, ma questo non ha impedito ad Atene di essere sconfitta. Speriamo di non vedere questa guerra. Se ci toccherà vederla, speriamo che ci saranno poi libri su cui poterla studiare. :cry:

L'unico elemento positivo è che l'Europa farà da spettatrice; era anche ora.
Per quale motivo la Cina sta sviluppando una capacità militare che la porrà in diretta competizione con gli USA? Perché non continua a crescere esclusivamente sul piano economico, lasciando il ruolo di gendarme del mondo agli Stati Uniti? Perché nel suo caso è facile che il poliziotto a breve la vedrà a breve come si guarda un ladro.

Detta in altri termini; è verissimo che molti paesi hanno beneficiato della pax americana e sono riusciti a ricostruire le loro economie anche grazie alla proiezione di potenza USA - che li difendeva gratis.
Nei primi anni '80, nel pieno di una guerra commerciale col Giappone, i conservatori americani si lamentavano del fatto che gli USA spendessero - per la difesa del Giappone - più del Giappone stesso. :angry:

Ma questa protezione non è stata concessa a tutti allo stesso modo: è stata fornita unicamente agli alleati e a chi era integrato nel sistema economico mondiale (ricordiamolo, costruito dagli Stati Uniti e per gli Stati Uniti :) ).

Laddove all'interno di questo sistema erano in gioco interessi contrapposti gli Stati Uniti di solito hanno scelto una parte, aiutandola in modo discreto ovvero intervenendo direttamente: si pensi alle Falklands, quando stretti tra alleati che si stavano facendo la guerra gli USA aiutarono la Gran Bretagna con immagini satellitari ed informazioni riservate, ma senza troppo clamore per non far innervosire i paesi latinoamericani.

I protetti "generici", quelli cioè privi di garanzie specifiche come può essere la NATO o il trattato bilaterale difensivo USA-Giappone non godono di nessun diritto particolare alla difesa da parte USA, né si possono aspettare che gli americani intervengano in loro supporto a prescindere dai loro stessi interessi.

La Cina si è sempre trovata in questa situazione, con l'aggravante che - avendo rivendicazioni territoriali con TUTTI i suoi vicini - l'uso o la minaccia della forza hanno costituito e costituiscono una delle possibili opzioni del governo. In meno di trent'anni la Cina ha avuto scontri:

con Taiwan (che la Cina considera e sempre considererà una provincia ribelle).
con l'India.
con l'URSS (in quell'occasione gli USA fecero i poliziotti ed avvertirono i sovietici che se avessero attaccato con armi nucleari i cinesi per decapitarne dirigenza ed arsenale nucleare, come stavano pensando di fare, ciò sarebbe stato da loro considerato casus belli).
con il Vietnam.

Ha un contenzioso aperto con il Giappone alimentato ad arte dal governo, di cui non si capisce bene l'obiettivo a parte la generazione di odio e di nazionalismo becero tra la popolazione.

Ha infine contenziosi territoriali aperti con il Vietnam e le Filippine sugli arcipelaghi del Mar Cinese Meridionale. Gli arcipelaghi oggi non sono sotto il controllo della Cina ma essa, molto simpaticamente, ritiene che tutta l'area faccia parte della propria sfera d'influenza - compresa Taiwan che non conta in quanto è appunto una provincia cinese.

E che fanno questi paesi? Chiamano il poliziotto, cioè gli americani - i quali sono tanto più felici di intervenire quanto più sono ai ferri corti con i cinesi.

Il "problema" della Cina è che è una grande potenza con serie ambizioni espansionistiche ma a differenza di altre grandi potenze ha scarsissime attrattive ideologiche, culturali ed economiche per i potenziali sudditi. In tutta l'area la Cina è odiata e temuta, e questo da secoli. Nel 1946 Ho Chi Minh per giustificare un accordo da lui firmato che sanciva il ritorno dei francesi in Indocina disse: l'ultima volta che i cinesi sono venuti qui, ci sono rimasti mille anni. [...] Quanto a me, preferisco annusare merda francese per cinque anni che mangiare merda cinese per il resto della mia vita.

Da qualche anno la Cina ha acquisito la capacità di proiettare su questi paesi una tale forza militare che essi (specie le Filippine ed il Vietnam) non potrebbero rifiutare le richieste cinesi, se venissero fatte in un certo modo. Ad impedire che vengano fatte, c'e' solo la presenza del gendarme - che oggi non tollererebbe questo genere di mosse.

Il gendarme va quindi neutralizzato. Se (o quando) la Cina disporrà di un potenziale militare capace di competere con la Settima Flotta USA, gli americani dovranno riflettere molto seriamente prima di concedere certe garanzie ed assicurazioni.

Una delle cose più impressionanti della Cina è la costanza con cui persegue i propri obiettivi: è da sessant'anni che tratta Taiwan come una provincia interna e buona parte della politica estera cinese (compreso lo storico riavvicinamento con gli USA) è funzionale a questo obiettivo storico - ricongiungere Formosa alla madre patria. Qualche anno fa sono arrivati a minacciare di annientamento nucleare l'isola per il fatto che l'allora presidente taiwanese stava considerando l'ipotesi di dichiararne l'indipendenza*. Poi la cosa è rientrata (il tipo fece molto saggiamente marcia indietro), ma è piuttosto allarmante che un governo dotato di armi nucleari adotti questi approcci.

Aggiungiamo a tutto questo (che già basterebbe) la questione delle risorse energetiche: la Cina le sta cercando dove può, in modo anche molto aggressivo. Ma senza il controllo dei mari (o almeno un'elevata capacità di proiezione militare) la vulnerabilità della macchina industriale cinese è altissima. Se il Sudan decidesse che no, glazie, plefelisce vendele il petlolio altlove, i cinesi oggi potrebbero solo prenderne atto.

E se anche questo non basta, bisogna aggiungerci la questione più critica di tutte: lo spostamento degli equilibri strategici mondiali.

Vent'anni fa apparve questo straordinario libro:
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in cui si descriveva il ciclo vitale delle grandi potenze negli ultimi cinque secoli, cercando di ricavarne delle regolarità.

Una cosa tra le tante osservate da Kennedy era che lo status di grande potenza non può mai dirsi assoluto, ma va sempre visto in relazione alle potenze contendenti. Da questo punto di vista la forza della Gran Bretagna agli inizi del ventesimo secolo, pur enormemente più grande in termini assoluti rispetto al secolo prima, era molto più piccola in termini relativi - a causa della competizione tedesca innanzitutto, ma anche della crescita impetuosa degli Stati Uniti e delle altre potenze industriali.

Oggi la stessa identica cosa può dirsi per gli Stati Uniti. Sebbene ricchissimi, dal punto di vista economico e relativamente al resto del mondo hanno perso molte posizioni rispetto a cinquant'anni fa: ci è difficile rendercene conto perchè viviamo all'interno della pax americana e siamo abbagliati da questa potenza (così come sarebbe rimasto abbagliato un cittadino europeo nel 1920 davanti alla constatazione che un quinto dell'umanità viveva sotto il dominio inglese), ma gli USA oggi detengono una quota del PNL mondiale assai minore rispetto al passato. La loro economia si è rimpicciolita, mentre quella cinese si è enormemente accresciuta e se tutto va bene (speriamo di no :lol: ) effettuerà il sorpasso nei prossimi venti anni.

Altra valida osservazione di Kennedy è che allorché le grandi potenze entrano nella fase discendente le loro spese militari, fino a quel momento relativamente basse, crescono:
la Gran Bretagna ha costruito un impero con pochissime forze e solo la corsa navale con la Germania l'ha costretta ad aumentare il bilancio della difesa;
le spese militari dell'URSS sono andate in direzione inversa alla crescita economica;
e gli Stati Uniti hanno costruito la loro potenza economica praticamente senza forze armate (le due guerre mondiali sono state parentesi), decidendo di competere militarmente con l'Unione Sovietica solo a partire dagli anni '60.

Oggi gli USA sono entrati nella fase discendente, e come tutte le potenze descritte da Kennedy non riescono più a bilanciare la crescita, i consumi, gli investimenti e le forze armate. Il loro soft power è ridotto, e di conseguenza pressati dalla concorrenza di altre potenze si ritrovano sempre più a fare affidamento sullo strumento militare.

Dal punto di vista pratico questa alterazione degli equilibri strategici ha conseguenze precise: oggi la Cina ha molti soldi che può impiegare per costruirsi un proprio strumento militare, difendere i propri interessi economici all'estero, perseguire le proprie giuste rivendicazioni territoriali e soprattutto evitare agli Stati Uniti tentazioni guerrafondaie.

E' certo meglio, penserà la dirigenza cinese, impiegare questo denaro per dare lavoro alla cantieristica navale ed alle nostre industrie che prestarli al Tesoro USA (il quale ci andrebbe a pagare le portaerei che navigano davanti alle nostre coste); il tutto con molta calma e prudenza, perché nessuno vuole la guerra o la catastrofe economica, ma allo stesso tempo con molta determinazione.

E per tornare all'inizio, ovvero allo sviluppo di una marina oceanica, è veramente difficile spiegare in altro modo quest'abbondanza di parchi gioco, ad orientamento militare, progettati intorno a portaerei su cui fanno bella mostra veri aerei militari cinesi. A noi verrebbe in mente di costruire una portaerei finta all'idroscalo di Milano? I cinesi hanno un patrimonio di fossili di dinosauri, perché non fanno parchi gioco a tema Triassico?

sabato 24 marzo 2012

Entro il 2013 il presidente del Partito Comunista Cinese, Hu Jintao, abbandonerà la carica e verrà sostituito.

Ci sono - sostanzialmente - due grossi gruppi di potere che competono per la presidenza. E' possibile che a diventare Presidente sia il campione di uno schieramento, o che ci si accordi per un candidato di compromesso, accettabile ad entrambi i gruppi.

Una fazione - i populisti - si batte per una società più equa; identifica nella disparità sociale il maggiore problema della Cina contemporanea e cercherà di privilegiare le politiche sociali, anche a costo - se necessario - di un rallentamento dello sviluppo economico. Politicamente questa fazione si richiama apertamente alle tradizioni maoiste e comuniste del partito.

L'altra fazione - gli elitari - crede invece che la soluzione a questo male sia lo sviluppo economico ed il mantenimento delle attuali strategie di sviluppo: chi si ferma è perduto, mentre al contrario è solo grazie allo sviluppo capitalistico che una parte così grande della popolazione cinese è riuscita ad uscire dalla miseria. Politicamente questa fazione non si rifa - se non in modo puramente formale - all'ideologia comunista. E' poi relativamente più aperta sulla circolazione delle idee rispetto al primo gruppo.

Considerato che il regime è a pieno titolo una dittatura e che pure all'interno del partito la democrazia è penosamente scarsa, la successione assume aspetti drammatici ed a volte feroci. Qualche settimana fa uno degli esponenti più forti della fazione popolare e sindaco di Chongqing (28 milioni di abitanti), Bo Xilai, ha licenziato il suo vice e capo della polizia, famoso per l'efficienza nella lotta al crimine.

Costui subito dopo il licenziamento è scappato dalla città - inseguito dappresso da decine di macchine della polizia. E' arrivato al più vicino consolato USA, dove ha chiesto asilo diplomatico. A questo punto è intervenuto il Partito. Una delegazione è arrivata da Pechino e dopo aver allontanato i poliziotti ha ottenuto la consegna del fuggiasco. Costui è stato condotto a Pechino e messo in mano alla sezione affari disciplinari del Partito.

In questi giorni si rincorrono notizie confuse sull'arresto, le dimissioni, la scomparsa dalle riunioni ufficiali di Bo Xilai. Nell'ultima conferenza stampa, tra le altre cose ed in mezzo ad una pesante autocritica per "alcuni errori" commessi, il dirigente aveva dichiarato che in Cina l'indice di Gini (che misura l'ineguaglianza nella società) supera ora lo 0.46, più degli Stati Uniti.

Indipendentemente dal risultato di questa lotta per il potere, è difficile che le linee strategiche del partito muteranno. Sul piano interno la democrazia è fuori discussione, mentre su quello internazionale la priorità resterà la conquista delle risorse e materie prime necessarie ad alimentare la macchina produttiva. Però sul piano economico e sociale i due schieramenti hanno ricette molto diverse, ed il futuro della Cina - e quindi del mondo - dipenderà anche dalle scelte che verranno fatte nei prossimi anni.

sabato 17 marzo 2012

Trovate le differenze in questi due aerei:
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Trovate?

Il primo è l'F-35 statunitense. Il secondo è il prototipo del J-20, caccia stealth cinese di quinta generazione. Le caratteristiche non sono ovviamente note, e gli analisti militari occidentali si stanno arrabbattando per dedurle dalle immagini e da altre fonti. L'aereo pare essere progettato per contrastare l'F-22 Raptor (caccia da superiorità aerea) più che l'F-35 (concepito per l'appoggio tattico); anzi, è ancora più grosso del primo - forse per disporre di maggiore autonomia e poter essere impiegato in missioni a largo raggio nel Pacifico; forse per necessità - avionica e motoristica di maggiori dimensioni rispetto al concorrente USA, e maggior consumo di carburante.

Del Raptor dovevano essere prodotti 600 esemplari ma - data l'assenza di avversari ed i noti problemi del bilancio federale - ne sono stati costruiti solo 187. All'apparire del J-20 stuoli di parlamentari USA hanno chiesto di ripristinare il numero originale, perché con le cifre attuali i Raptor potranno far ben poco.

Ma con quali soldi? Con quelli che gli presta la Cina? Tutto questo non può durare. Nel Pacifico gli equilibri militari stanno mutando con rapidità impressionante, e questo genera instabilità.

Più degli Stati Uniti sono preoccupati il Giappone, Taiwan, la Corea del Sud, ed in generale tutti i paesi del Sud-Est asiatico. Stanno tutti rafforzando i legami militari con gli USA. Ecco un'altra bella foto del J-20, che non sarà comunque operativo prima di un decennio (anno più anno meno):

apchinaj20stealthfighte
Cos'è questa?
chinesecarrierbuilding2

e questa?
binzhou

e questa?
kievtianjinbinhai

Se avete pensato portaerei, avete sbagliato. :)

La prima è l'attrazione principale dell'' Orient Green Boat After-School Camp for Youngsters, grande parco divertimenti di carattere navale a circa cinquanta chilometri da Shangai. La seconda è un altro parco divertimenti, sempre a tema navale, nella città di Bin Zhou. La terza era una portaerei russa, la Kiev, prima che venisse comprata da un uomo d'affari cinese e trasformata nel Parco Divertimenti Portaerei a TianJin.

La gemella della Kiev, la Minsk, è stata anch'essa acquistata da un uomo d'affari cinese (un altro però :lol: ) per farne, anche lui, un parco di divertimenti: il parco a tema Minsk World a Shatoujiao nello Shenzen.

QUANTE COINCIDENZE! Che passione per le portaerei, nella gioventù cinese! :woot:

Mentre le generazioni del futuro giocano a fare gli aviatori imbarcati e ad immaginare com'è bello navigare negli oceani del mondo a mostrare la bandiera cinese, la prima vera portaerei cinese sta conducendo - ora che leggete - il secondo ciclo di test in mare. Questa nave era la Varyag sovietica, prima vera (ma anche ultima) portaerei dell'URSS. I cinesi l'hanno comprata nel 2001 per farne un parco giochi (ma guarda! :lol: ), poi curiosamente la società di Hong Kong che l'aveva comprata l'ha rivenduta al governo cinese.

Eccola qua in tutta la sua beltà:

plancv2ndtrials02

plancv2ndtrials13

Queste sono le navi scorta:
ddgair
(cacciatorpedinieri lanciamissili antiaerei con radar ad apertura sintetica)

200854a3
(fregate lanciamissili multiruolo)

Butto qua adesso una tempistica spicciola:
* 2015 la Varyag diventa pienamente operativa,
* 2020 la Marina Popolare Cinese ha adesso un'idea relativamente precisa di come funziona una portaerei. Comincia la progettazione di una nuova classe di portaerei
* 2035 le prime portaerei cinesi diventano operative, una dopo l'altra. Dopo tre decenni di orientamento culturale oceanico la popolazione cinese trova perfettamente normale l'immenso immobilizzo di capitali costituito da una flotta oceanica.
* 2040 ???

La cosa che trovo preoccupante in tutto questo non è l'ipotesi guerra. Non credo la leadership cinese stia meditando, oggi, di scatenare una guerra (anche se le guerre, più spesso che non, accadono senza che le si voglia fare). No, mi preoccupa invece molto di più il fatto che la dirigenza cinese, oggi, stia orientando la propria popolazione e le proprie forze armate in modo che siano pronte - tra trent'anni - per "qualcosa" che richiederà tante portaerei. Manco la Chiesa pianifica tanto a lungo.

Ma una marina oceanica non si improvvisa, ha bisogno veramente di decenni ed oltre all'impegno materiale richiede anche la disponibilità della popolazione ad accettare gli enormi costi finanziari. Se il governo cinese si sta organizzando per creare qualcosa del genere - cosa che finora ha sempre evitato accuratamente di fare, è perché crede che questa flotta gli sarà necessaria.

Gli Stati Uniti sono nervosissimi. Moltiplicano le dichiarazioni pubbliche sulle relazioni amichevoli con la Cina "in un quadro di reciproco rispetto", ma i vertici militari cercano di non commentare, e se proprio devono farlo affermano senza mezzi termini che la Cina sta costruendo un arsenale militare capace di costituire una minaccia strategica nei prossimi decenni.

Fonti:
straordinaria carrellata fotografica della Varyag
sito dedicato alla Varyag
ANNUAL REPORT TO CONGRESS - Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China